Ogni società ha bisogno di un racconto che giustifichi la sua esistenza.
Penso ai martiri, alle più strane perversioni della mente sui corpi.
C’è chi lo chiama ingiustizia.
Io lo chiamo manutenzione.
-Vladessa-
I due orfanelli furono i primi ad andarsene.
Il documento di cessazione li definiva «unità non redditizie» e disponeva l’«abbattimento dei costi di mantenimento».
Il solito goffo tentativo burocratico con cui si cercava di tenere in ordine i bilanci.
Io i bilanci li pareggiavo con la lama.
Li feci inginocchiare davanti alla tinozza.
Non chiesi neppure i loro nomi.
Aaron prese il primo per i capelli e lo immerse.
Contai fino a venti, piano, come una ninna nanna.
Quando ritenni che poteva bastare gli feci cenno di tirarlo su.
Aveva ancora gli occhi aperti.
Il secondo cercò di divincolarsi.
Aaron gli sbatté la fronte contro il bordo della tinozza.
Poi lo immerse lo stesso.
Per simmetria.
L’acqua era rosa.
«Adesso il ladro», dissi.
Lo portarono subito.
Mani legate dietro la schiena, occhi già pieni di suppliche che non avrei ascoltato.
Lo feci inginocchiare accanto alla tinozza ancora rosa dei bambini.
«Hai sottratto beni per un valore di cinquanta ducati.»
«No! Sono innocente, lo giuro, mia signora, mi hanno incastrato!»
«Cinquanta ducati, cinquanta immersioni», mormorai.
«Hai sentito?» rise Aaron. «Sarà una cosa lunga.»
Prima immersione: contai fino a dieci.
Lo tirò su. Tossì, vomitò acqua, implorò.
Seconda: fino a quindici.
Lo tirò su. Solo rantoli.
Alla decima smisi di contare e mi feci portare da bere.
La cortigiana che mi servì. Ligeia, o qualcosa di simile.
Alta, magra, seno molto più generoso del mio. Attraverso il tessuto si poteva scorgere il piccolo rilievo dei capezzoli.
«Che cos’hai da piangere?»
«Mi scusi, signora», disse asciugandosi gli occhi.
«Sono quei marmocchi, vero?»
Non rispose.
«La sensibilità è una dote che non si addice a una vera signora.»
«Sissignora.» Il petto le tremava.
«Hai figli?»
«No.»
«Fratelli minori?»
«Una sorella.»
«Età?»
«Dodici.»
«Com’è di aspetto?»
«Capelli lunghi… l’ultima volta che l’ho vista mi arrivava alla spalla.»
«Ah sì? Dovresti farmela conoscere, uno di questi giorni.»
Si irrigidì.
Scoppiai a ridere. «Scherzo, stupidina. Ho già abbastanza anime da sfamare.»
«È andato», sentenziò Aaron alzandosi.
L’acqua era ormai nera.
«Vuole che passi alla puttana?»
«Se è una puttana vuol dire che le piace farsi scopare. Vediamo come se la cava con i miei due amici.»
«La prego!» gridò quella. «C’è mio figlio dentro di me!»
«Davvero?» grugnii. «Allora lo tireremo fuori.»
Rivolgendomi a Ligeia:
«Va’ a prendere il pugnale. Sarai tu a farlo nascere»



